Non è una fuga

Agosto 29, 2008

Andare in Africa non è la mia fuga. La battaglia si fa qui, lo so. Parlo proprio di battaglia, per evocare difficoltà, resistenze, pensieri affaticati dalla conoscenza. Anche io volevo andarmene, poi ho pensato che è qui che devo stare, dove sono nato, dove devo cambiare le cose. Leggendo, studiando, riflettendo, ho capito che è dove si vive, che occorre lottare.

Però.

Però ho pensato che, dopo tanti anni, devo seguire il mio istinto. Devo conoscere, seppur con ritardo, quello che mi ha attratto tanto, e di cui ho avuto paura. Paura perché, come dici tu, è il dopo che c’è da temere. Ma temere cosa? Temere se stessi? Nascondere le proprie tensioni, sogni, aspirazioni, per il timore di far fuoriuscire il proprio lato più romantico, o sognatore, o comunque meno adatto alle rettangolari geometrie della nostra vita attuale?

Io non voglio avere paura. Io voglio capire. Per capire, non posso fare il turista, come ti ho detto. Se c’è difficoltà a mangiare, voglio avere difficoltà a mangiare.

Devo vedere il mondo da un’altra visuale, per capire meglio quella in cui mi trovo.

Nel libro che mi hai dato, c’è una frase in cui la ragazza che fa innamorare il protagonista dice: La gente si incontra, fa, ma nessuno dice niente. Non si dicono mai nulla. Mi scambiano per asociale, ma io non lo sono…

Ecco, mi ha fatto riflettere. Io ho tanta voglia di entrare in relazione con gli altri. Purtroppo, questo cavolo di sistema difensivo che ci siamo creati, impedisce la purezza della comunicazione.

Che c’entra con l’Africa? C’entra, perché io non voglio più adattarmi ai ritmi, alle reticenze, alle paure, alle teorie piccolo-borghesi. Non voglio neanche essere un finto romantico né un nichilista. Voglio essere me stesso, libero.

Un bacio, my really darling.

Un airone dell'Uganda. Libero

Un airone dell


non è solo grazie all’amore

Agosto 27, 2008
andare_stare

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Non è solo grazie o per colpa dell’amore che accetto l’idea del tuo viaggio in Africa. Io, addirittura, ne condivido l’essenza. Ti capisco molto più di quanto tu possa immaginare. Anche io, addirittura, ho pensato di prenderne parte. Io, addirittura, in alcuni periodi della mia adolescenza, ho anche pensato di abbandonare tutto e trasferire lì non la mia vita, ma trasferire la mia vita agli altri.

Sai cos’è, è un discorso un po’ egoistico. Tutti ci sentiamo bene in un mondo dove possiamo essere, per forza di cose, migliori, privilegiati. Perchè se sei in Africa, non puoi che pensare che fino a quel preciso momento della tua vita tu sei stato un privilegiato. Ma poi, crescendo, ho creduto, a torto o ragione non so, che certe battaglie, anche con noi stessi, vadano combattute in casa.

Mi spiego. Sono certa che quando tornerai, o meglio, finchè sarai lì, sarai appagato, pieno, e di contro sentirai la tua vita precedente vuota, priva di quella forza originaria che avrai laggiù.

Poi?

Personalmente mi fa molto più paura il tuo ritorno che la partenza. La partenza sarà gonfia di pensieri, di aspettative, di immagini di un mondo che ti aspetti di poter trovare, il ritorno sarà pieno di azioni, gesti, sentimenti vissuti. Personalmente, è il vissuto che mi fa paura, e mi dà l’idea di non poter tornare indietro. Non è l’idea di Milano che mi fa paura, è l’andarci e avere voglia di rimanere.

La stanzialità.

Non è vero che siamo nomadi, possiamo esserlo solo per brevi momenti. La vita si può vivere solo stando, non andando. L’andare è da codardi.  E’ di chi non sa affrontare le cose. E le mie battaglie voglio viverle stando – forse! -


Sì, viaggiare

Agosto 27, 2008

Vorrei andare in bicicletta, fermarmi in qualche piazza, aprire un libro, leggerlo, prendere appunti. Fingere di non essere conosciuto.

Mi piacciono i posti dove non sono conosciuto.

Ecco perché voglio l’Africa. Ho paura che per te tutto questo sia incomprensibile, e lo accetti solo grazie al tuo amore, ma non riesci proprio a capirlo. I viaggi, le vacanze, sono piacevoli, ma sono delle parentesi in cui il nostro unico ruolo è consumare: denaro, beni, servizi, panorami. Io invece voglio conoscere. Ho bisogno di sentire. Ho bisogno di essere libero.

Il mondo mi sembra qualcosa di finito: ogni spazio è stato occupato, ogni luogo raggiunto. Non c’è angolo dove proteggersi dall’invasività dei tempi moderni. Junger aveva, comunque, sempre ragione: amicizia, amore, fede, morte. In qualche modo coltiveremo dentro di noi questi spazi di libertà.

La cosa che più mi piace di te, sono i caldi abbracci che tu sai dare.


Diversi?

Agosto 23, 2008

Se penso a come sei, davvero, ti valuto come una ragazza diversa dalla media delle altre. Sei più buona, anche se in pochi se ne accorgono subito. Sei la persona a cui tutti si rivolgono se sono in difficoltà, perché sanno che sei in grado di dare tantissimo. Anche io abuso di questo. Nelle tempeste della mia vita, tu sei la mia sicurezza. Sono come un’onda che si frange trasportata dal vento, ma quando ho paura mi stringo a te.

Anche io mi trovo estremamente diverso dagli altri. Purtroppo la maggior parte delle persone che conosco è priva della curiosità verso il mondo, in qualsiasi suo aspetto. Per cui, è difficile trovare qualcosa di bello e di originale in una discussione comune. E’ il minimo comun denominatore, l’obiettivo, non il comune multiplo.

Ne riparleremo quando sarò meno stanco e assonnatto.

your


4146 giorni insieme_

Agosto 20, 2008

Forse ieri sera ho pianto perchè questo è il genere di cose che mi aspetto da te, sono nelle tue corde e di conseguenza mi sono chiesta finora perchè non arrivasse mai.

E una volta arrivata, ho contato quanti giorni l’ho dovuta aspettare…per l’esattezza 4146, dal primo giorno che ci siamo visti, conosciuti, scontrati.

Come tenderai a sottolineare, non stiamo insieme da quel giorno, ma per me poco importa. In realtà quando, calcolatrice alla mano, mi sono messa a quantificare la nostra ‘unione’, non aveva l’intento di sapere quanto tempo ho dovuto aspettare, ma da quanto ti voglio bene.

Una sorpresa emozionante la tua, d’amore. Come spero sia sempre.

Bacetto


Tanti auguri, cì

Agosto 18, 2008

Lo sai, la serata è stata strana.

Avrei voluto scrivere ricordando il tuo sorriso, e invece.

Spero, però, che sorriderai quando leggerai queste righe.

Questo primo post è per te, per augurarti tutto il bene del mondo per il tuo compleanno.

Ma, oltre che con il Moleskine che ci scambieremo ogni qualvolta vorremo per darci, assieme alle parole scritte, l’amore e la felicità di cui abbiamo bisogno, ho pensato a questo spazio in rete.

Qui, ci saremo solo io e te.

Qui, daremo ai gesti e alle parole il tempo e lo spazio infinito.

Qui, ogni giorno, potremo ricordare quello che siamo stati, che siamo, e che saremo.

Io spero che queste parole ci servano per diventare infiniti. E bellissimi.

Ricordo quando mi hai detto che volevi la felicità assoluta. Proverò, anche così, a dartela.

Perché non c’è persona al mondo che la meriti più di te.

Infinitissimi baci,

il tuo p.